La rabbia di una vichinga
Prologo

 

Danimarca, 873 d.C.

“Vuoi morire?”

La ragazza scosse la testa, no.

Lui si allungò verso di lei per stringerla dolcemente a sè e prenderla tra le sue braccia. Le mise una coperta sulla testa e scivolò via nella notte.

Ben presto le urla terrificanti cominciarono a diradarsi, mentre il confortante suono del mare si insinuava e riempiva i loro sensi. La città in fiamme alle loro spalle era ormai lontana, davanti a loro c’era solo l’oceano aperto.

L’uomo appoggiò la bambina sul ponte di una nave in partenza. Il buio del cielo notturno li nascondeva in segreto e gli permetteva di salpare silenziosamente dal porto. Allontanò la coperta dalla bambina terrorizzata e si inginocchiò davanti a lei.

“Sai cos’è successo?”

.”

“Allora sai che tuo Faðir e tua Móðir sono morti, saranno sicuramente nel Valhalla adesso”. Vide scorrere una sola lacrima sulla guancia della ragazza e la schiaffeggiò con mano ferma. “Tu sei una figlia di Danimarca, non verserai alcuna lacrima stanotte”.

Lei annuì, stupita dalla sua durezza.

“Devo portarti via da qui, non è più sicuro per te. Proveranno a ucciderti se rimani”. Ancora una volta la ragazza annuì per obbedienza, perché sapeva che doveva fidarsi di lui. “Verrò a cercarti io non appena sarà sicuro farti tornare”.

Já, Min Herre”.

 

La rabbia di una vichinga © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

 

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