Dall’altra parte, molti giorni prima delle nozze, il re era seduto sul suo trono ad ascoltare gli ufficiali di alto rango discutere tra loro. La guancia sorretta dal pugno e il gomito sul bracciolo. Li ascoltava con un’espressione annoiata.

“Mio signore, non penso che dovremmo occuparci dell’Afaishan, non ne traiamo alcun beneficio”, disse uno degli uomini.

“Come puoi dire una cosa del genere?”, rispose un altro uomo. Il re si voltò verso la persona che stava parlando. “Penso sia un ottimo negoziato. Abbiamo il Sud, l’Ovest e adesso otterremo l’Est. Dove sta il problema?”

“Non otteniamo nulla da questo scambio”, disse il primo uomo. Il re era d’accordo con lui, ma non disse niente. Non ci guadagnava nulla da questo accordo se non il matrimonio con la principessa in cambio delle sue truppe per sostenere l’Afaishan. Era troppo tardi per fare marcia indietro, ormai aveva promesso al Re Ashan che avrebbe sposato sua figlia. Si voltò verso l’uomo che non si era opposto alle nozze e si alzò dal trono.

“Il matrimonio è tra pochi giorni, sarai tu a occupartene”, ordinò prima di lasciare la stanza.

“Sì, mio signore”, annuì l’uomo.

Finalmente arrivò il giorno di accogliere la sua sposa. Quella mattina, anziché prepararsi per andarla a prendere, si svegliò e si occupò delle sue faccende. Lasciò piuttosto che vi andasse uno dei suoi uomini migliori. Ad ogni modo, non era entusiasta delle sue nozze, voleva solo che finissero per ritornare alle sue giornate normali.

“Mio signore, è pronta”. Una guardia entrò nel suo studio. Jerodfan si alzò e seguì la guardia che faceva strada verso la sala del trono. Come da protocollo, era in piedi di fronte al popolo per accogliere la sua sposa.

La sala del trono era decorata con drappi colorati e strati di tende viola, blu e rosse. Il pavimento su cui camminava Bakani era rivestito di tappeti rossi e petali di rose. Le persone ai due lati della stanza sedevano su piccoli cuscini viola e ammiravano la sposa nel suo bellissimo vestito rosso. Il suo viso era coperto da un tessuto trasparente rosso e dorato.

Jerodfan era in piedi davanti al trono con le mani dietro la schiena. Una volta abbastanza vicina, lei si inginocchiò e chinò la testa fino ad appoggiarla sulla mano per terra. Anche tutte le donne che l’avevano seguita dalle scale fecero lo stesso. Il re scese dal rialzo su cui si trovava e camminò verso di lei.

“Alzati”, ordinò. Bakani alzò la testa e lo guardò piena di ansia.

“Grazie, Vostra Altezza”. Lei obbedì e poi si alzò delicatamente aiutata dallo stesso re. Le loro mani si toccarono, il che le fece battere forte il cuore dalla paura che scoprisse la sua bugia.

Lei studiò il suo viso e notò la splendida figura che riusciva a intavedere attraverso il velo sottile. Non sembrava come lo avevano descritto quelle fanciulle nel suo paese. Dicevano che lui era un vecchio re brutto e malvagio, per niente attraente. Dopo averlo guardato, capì che non avrebbe dovuto fidarsi di quelle voci. Era molto bello e aveva dei profondi occhi marroni e delle sopracciglia folte. Non era così vecchio come pensava. Portava una corona di foglie dorate diversa da quella del Re Ashan, che invece era grande e sporgente nella parte superiore.

Mentre lo studiava, lui prese una piccola corda d’oro dal prete che era lì vicino e gliela legò intorno al polso. Legò l’altra estremità al suo. Appena finì, la tirò più vicina a sé e questo la colse di sorpresa. Il suo cuore provava ancora più ansia a stargli più vicino. La sua espressione non le dava nessun indizio. Era arrabbiato o felice di lei?

Entrambi salirono sul rialzo davanti al trono e poi si voltarono verso il popolo. Si inginocchiarono e chinarono le loro teste. Tutti abbassarono il capo quando il prete, che indossava una veste e un mantello bianco, camminò verso la sposa e lo sposo. Aveva un vaso d’acqua e tre piccoli rami con molte foglie. Immerse il ramo nell’acqua e cosparse il re e Bakani, benedicendoli.

Dopo un pò il prete finì la sua cerimonia di benedizione. Tutti si alzarono e pronunciarono ripetutamente i loro versi di rispetto.

“Lunga vita al re, lunga vita alla regina!”, urlò la folla.

Partì la musica e iniziò la festa. Il re e sua moglie furono portati fuori, sotto il tendone colorato, circondati da bellissimi fiori e dai cibi sul tavolo di fronte a loro. Rimasero seduti sotto il baldacchino finché non furono passati tutti gli ospiti a dargli la loro benedizione. Bakani rimase in silenzio per tutto il tempo. Jerodfan era l’unico a parlare e a ringraziarli. Finite le loro cortesie si alzò e la lasciò lì seduta da sola.

Il re andò dai suoi uomini, che erano in piedi da parte a parlare tra loro. Erano tutti guerrieri sofisticati e professionisti. Beh, agli occhi di Bakani erano tutti uguali. Li studiò uno per uno, sembravano molto intimi del re, ma un uomo in particolare attirò la sua attenzione. Lo riconobbe, era venuto lui a prenderla alla locanda. Non avevano parlato molto, lui l’aveva salutata e aveva guidato la carrozza. Incuriosita, chiese alla domestica che si trovava accanto a lei proprio nel caso in cui avessero bisogno di qualcosa.

“Chi è quello?”, domandò. Gli occhi erano puntati sull’uomo che indossava una divisa bianca. Sembrava pronto per un attacco inaspettato, ma il suo completo era allo stesso tempo appropriato per un matrimonio. La domestica guardò l’uomo e rispose.

“Oh, quello è il Generale Hajab. È uno dei generali più fidati del re e il secondo uomo più popolare del Paese per il suo coraggio, è sempre stato accanto al re da quando era un ragazzino. Si può dire che sia il fratello del re”.

“Capisco…”, Bakani annuì e continuò a guardarsi intorno. Continuò a chiedere alla domestica ogni volta che voleva sapere chi fosse qualcuno e lei rispose gentilmente.

Dopo un pò, la raggiunsero altre domestiche. Le dissero che doveva entrare e lei obbedì. La portarono per vari corridoi finché non arrivarono alla stanza del re. Ne rimase sorpresa: era un palazzo enorme con un balcone privato, camere spaziose e un’enorme finestra con delle bellissime tende che pendevano. Il pavimento luccicava e raffigurava un meraviglioso mosaico. Tutto era bello come al castello di Ashan.

Le fecero il bagno e pulirono il suo corpo con erbe aromatiche e fiori. Dopo il bagno, indossò un nuovo vestito rosso con un bellissimo disegno floreale. Era diviso in due parti: la parte superiore attillata le stringeva il busto, mentre la lunga gonna gonfia era l’opposto della maglia. Il vestito spiccava sulla sua pelle, facendola risaltare ancora di più. Le domestiche la aiutarono a truccarsi e a risistemarsi bene i capelli. Tutto quello che fece lei fu restare ferma e in silenzio. Una volta finito, andarono via. Bakani aveva adesso un po’ di tempo per pensare.

 

La sposa del Re © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

  

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