“Mettetevi in fila e segnate la presenza! Una volta dentro seguite le istruzioni che vi verranno date!”

Il mio turno arriva presto e mi metto in fila seguendo le persone davanti a me. Dopo che centinaia di candidate si sono allineate, la serva con l’acconciatura un po’ più elaborata e una divisa, probabilmente la governante di quest’area, si alza e comincia a parlare a voce alta e chiara.

“Come sapete, nessuna di voi è ancora una serva. Domani comincerà l’addestramento per giudicare chi di voi è idonea a diventare una serva del Palazzo. Potrebbe sembrarvi un ruolo umile, ma le serve del Palazzo devono avere una certa eleganza e grazia quando adempiono ai loro compiti, soprattutto se si tiene un banchetto o una cerimonia. Non ci dovrebbero e non ci devono essere mai imprecisioni o nemmeno nove vite basteranno per salvarvi”. La governante fa una pausa prima di ricominciare.

“L’addestramento proseguirà per tre giorni, durante i quali dovrete fare del vostro meglio per essere inserite nella lista della servitù. Le migliori tra voi potrebbero essere scelte come nuove serve per le figure importanti del Palazzo, come le concubine, i principi e le principesse. Quelle con pessime prestazioni…”, fa un’altra pausa.

Possono tornare a casa? Possiamo tornare a casa? Se è così, le mie prestazioni saranno scarse di proposito!

“Saranno declassate a lavandaie finché non verranno liberate”. Le sue labbra formano un ghigno tanto inquietante da spaventare e far venire la pelle d’oca a tutte le ragazze. Laveranno i vestiti? Tra tutte le faccende di cui mi sono occupata nella famiglia Leanne, lavare i vestiti è quella più faticosa, soprattutto in inverno. L’acqua ghiacciata è insopportabile, ma devi lavare e rilavare i vestiti macchiati finché non va via lo sporco. Devono essere perfettamente puliti, soprattutto per il Palazzo. Viste le sue gigantesche dimensioni, immagino che il numero di vestiti da lavare sarà infinito.

“Prima che veniate condotte nelle vostre camere, vi presento la vostra istruttrice per i prossimi tre giorni”. La governante si mette da parte, lasciando il suo posto a un’altra serva apparentemente di alto rango.

“Il mio nome è Manda. Chiamatemi governante Manda. Non tollero i ritardatari, quindi assicuratevi di essere tutte qui prima che inizi l’addestramento. Eventuali ritardi verranno annotati e sarete immediatamente declassate a lavandaie”. Tutte guardano verso il basso, lanciando sguardi furtivi alle altre. Non è tanto diverso dalla guerra, una guerra in piccola scala, una guerra per la sopravvivenza, una guerra per ottenere una vita migliore tra le candidate serve.

“Adesso seguitemi!”

Strofino via lo sporco dalla giara, dentro e fuori, assicurandomi che non ci siano graffi e che risplenda dal pulito. È un compito dell’addestramento. Svegliarsi presto, così presto che il sole non è ancora sorto, è davvero stancante, soprattutto quando non ho dormito bene. Mi guardo di nuovo intorno, tutte sono impegnate a fare il proprio lavoro. Qualcuna ha anche stretto amicizia, io invece sono un uccello solitario che, messo in un angolo, cerca di non offendere nessuno e di fare del suo meglio per sopravvivere.

“Ciao”, si avvicina una ragazza dietro di me, anche lei accovacciata a pulire le giare che ci sono state assegnate.

“Ehm… ciao”. La guardo, sembra innocente, un’ingenua quindicenne che non sa niente del mondo.

“Ho sempre voluto parlare con te. Eravamo sulla stessa carrozza, ricordi? Ero seduta di fronte a te”. Ora che la guardo bene per cercare di ricordare, il suo viso in effetti mi sembra familiare. Sorrido e annuisco. Lei risponde con un sorriso radioso.

“Il mio nome è Autumn! Il tuo?”

“Uhm… Jade. Il mio nome è Jade”.

“Che splendido nome!” È la prima volta che qualcuno loda il mio nome, nemmeno Rowena l’aveva mai fatto. Sento il cuore circondarsi di farfalle come quando arriva la primavera con il suo calore e la sua felicità. Non riesco a nascondere la gioia nei miei occhi.

“Grazie, ma anche il tuo nome è molto grazioso. Mi piace”, rispondo. Sorridiamo entrambe e continuiamo a pulire le giare, lavandole e rilavandole sotto l’acqua e passandole alla governante Manda.

Ho una nuova amica. Probabilmente non ne avrei mai avuta una se fossi rimasta a casa dei Leanne. Il Palazzo di certo è grande, forse ce ne saranno altre. Forse conoscerò molta gente, farò altre amicizie e conoscenze prima di essere liberata e data in moglie. Ci sono ancora dieci anni. Posso godermi questo momento e preoccuparmi a tempo debito.

“Queste due ragazze sono insolenti. Osano parlare alle spalle delle loro istruttrici. Come posso permettere che gente così venga promossa come serva del Palazzo? Devono essere le migliori serve del nostro Impero, con i comportamenti e i modi più consoni, le più efficienti e obbedienti. Queste ragazze hanno osato sparlare i ranghi superiori, meritano solo di stare in lavanderia!”, ci annuncia la governante Manda con un tono severo e uno sguardo tagliente, assicurandosi che nessuno osi ripetere l’errore delle ragazze. Le guardo, sono inginocchiate e singhiozzano. La loro vita è praticamente finita. Le lavandaie non sono pagate tanto, ma il loro è il lavoro più ingente e faticoso. Delle guardie le trascinano via verso la lavanderia mentre loro urlano implorando perdono. Di certo la vita nel Palazzo è crudele. Guardo furtivamente Autumn, le sue mani tremano proprio come noi, impaurite. Tutte noi abbiamo paura, paura di diventare delle lavandaie.
 

“Come vorrei essere la serva di un membro importante del Palazzo”, dice Autumn con il mento appoggiato su entrambi i palmi. Al momento siamo in pausa ed è già il secondo giorno. Certo la governante Manda è sorprendente, non fa simpatie e non loda nessuna. Non alimenta speranze, ognuno ha uguali possibilità di diventare una serva di alto rango. Non dice niente sulle nostre prestazioni, le sue labbra sono serrate. Solo alla fine dell’addestramento ci rivelerà i risultati.

“Domani sarà il momento. Spero che resteremo insieme, ho paura di rimanere sola in questo enorme Palazzo. È grande ma ti senti solo se non conosci nessuno”, continua Autumn. Annuisco per assentire, poi fissiamo il cielo. Oggi è scuro e cupo perché tutte le nuvole grigie si sono addensate. Anche il vento sta aumentando. Il tempo peggiora quasi a volerci mandare il presagio di un avvenimento davvero terribile.

Tutte le serve sono riunite. Oggi è il giorno finale, il giorno in cui ci comunicheranno la decisione. Secondo la tradizione, tra le centinaia di candidate, venti o poco più saranno mandate in lavanderia, una decina o meno verranno promosse come serve di alto rango mentre il resto dovrà partire a lavorare dal basso per arrivare in alto, pregando che non finisca al contrario. Stringo la gonna, sperando nel profondo del cuore di non essere declassata a lavandaia. Non mi importa essere una serva normale, basta che non sia una lavandaia. La governante Manda passeggia accanto alla fila, cerca di riconoscere i nostri volti mentre spinge alcune ragazze fuori dalla riga. Si avvicina e si ferma accanto a me. Guarda il mio viso con gli occhi aguzzi come quelli di un’aquila. Trattengo il respiro, guardo in basso.

Poi va oltre e spinge la ragazza dietro di me fuori dalla riga.

“Quelle che ho spinto andranno in lavanderia”. Tiro un sospiro di sollievo. Il mio cuore potrebbe non riuscire a sopportare la pressione a cui sarò sottoposta da qui a dieci anni. Cerco Autumn e vedo che è ancora al suo posto, quindi saremo entrambe salve o fortunate. Guardo le lavandaie che sono state appena scelte, i loro volti sono afflitti, come se avessero perso il senso della vita. Non riescono più a sorridere, nemmeno a piangere. È una vista straziante.

“Adesso annuncerò chi servirà i membri più importanti del Palazzo”. La vera competizione comincia adesso.

“Consorte Lana, Rain”. Una ragazza resta a bocca aperta, ha il volto pieno di gioia mentre le altre la guardano con gelosia, vorrebbero distruggerla. La governante Manda va avanti e, dopo più o meno quattro ragazze, chiama un nome che conosco molto bene.

“Terzo Principe, Autumn”. Alzo gli occhi per guardarla, ha un sorriso radioso e sono felice per lei. Forse io sarò solo una normale serva e comincerò a lavorare dal basso. Fisso un punto intontita mentre la governante Manda prosegue.

“Principe della Corona, Jade. Abbiamo finito. Le serve di alto rango seguano la governante Delia. Quelle della lavanderia vadano con l’eunuco Snow, il resto con me!” Alzo lo sguardo, sorpresa. Anche le altre lo fanno e adesso guardano me, meravigliate. Sono piene di gelosia e invidia, ma noto che quelle più anziane, ormai a palazzo da un po’ di tempo, hanno solo pietà nei loro occhi. Mi chiedo se sarò mai felice.

“Meraviglioso, Jade! Servirai il Principe della Corona!” Autumn mi si avvicina ed entrambe andiamo incontro alla governante Delia, quella dell’altro giorno.

“Forse”, inizio a preoccuparmi, cosa vorranno dire quegli sguardi compassionevoli?

Ci riuniamo tutte intorno alla governante Delia. Ci indica una grande porta a cui non era permesso avvicinarci durante l’addestramento e che conduce fuori dalle camere della servitù. Non ho mai visto cosa ci fosse oltre quella porta e muoio dalla voglia di saperlo.

“Adesso seguitemi fino alle vostre destinazioni. Visto che servirete importanti membri della famiglia imperiale, dovrete restare nei loro palazzi. È nel vostro onore essere ricompensate con dei doni se li servirete al meglio. Ora, seguitemi!” Camminiamo dietro la governante Delia. Quando si apre la grande porta, i miei occhi si riempiono di sorpresa. Certamente il Palazzo non va sottovalutato. L’intricato progetto di ogni edificio e pavimento, i recinti, i grandi vasi di fiori e cespugli, le mura che dividono i palazzi interni da quelli esterni, sono tutti opportunamente costruiti e curati. Ad ogni porta ci sono sempre delle guardie, alcune di pattuglia. E nell’enorme e vuoto campo vedo alcune serve affaccendarsi e correre per adempiere ai propri compiti. Alcune sono di alto grado, altre governanti, altre ancora normali serve di Palazzo. Al seguito della governante Delia superiamo la porta più piccola verso un’ala del Palazzo e ci incamminiamo.

“Questo è il palazzo della Settima Principessa. Va’, Ann”. La serva con la corporatura più minuta si inchina ed entra dopo essere stata riconosciuta dalle guardie. Vedo un’altra serva di alto grado che la accompagna dentro e la conduce alla camera della Settima Principessa.

Dopo esserci rimessi in marcia e aver superato un’altra porta, la governante Delia si ferma e fa la riverenza. Tutte noi la imitiamo. Mi guardo intorno per capire cosa succede e vedo passare una folla di persone. C’è una portantina in mezzo, circondata da un gruppo di guardie e serve. Sulla portantina una donna sorprendentemente bella con delle intricate e delicate decorazioni tra i capelli. I suoi vestiti sono di seta, i colori vanno dall’arancio, al giallo, al rosa e la sventolano con due grandi ventagli di code di pavone. Deve essere un membro della famiglia imperiale davvero importante. Appena la folla è passata, ci rialziamo. Poi la governante Delia si gira verso di noi e ci ammonisce.

“Quella era la Consorte Shine. Al momento è la Consorte preferita dall’Imperatore, quindi non offendetela mai. Questo non vuol dire che vi è consentito offendere gli altri membri della famiglia imperiale. Non dovete mai offenderne nessuno se ci tenete alla testa”. Dopo questo discorso, si rimette a camminare e manda ciascuna di noi nei palazzi del proprio padrone. A quanto pare io sono l’ultima a raggiungere il luogo che mi è stato assegnato.

“Il palazzo del Principe della Corona è il più lontano dal palazzo dell’Imperatore, per questo sei l’ultima ad arrivare. Va’, ci sarà qualcuno a spiegarti cosa fare una volta dentro”. Faccio un inchino alla governante Delia ed entro. Guardo le grandi porte chiuse di questo palazzo e le due guardie rimaste fuori. Anche loro mi guardano curiose. È qui che vivrò d’ora in poi.

Mi guardo intorno agitata, è un posto fin troppo desolato per qualcuno con il titolo di Principe della Corona, anche se di certo è più sontuoso della casa dei Leanne. I vasi sono scolpiti seguendo intricati disegni curvilinei ma i fiori sono appassiti e nessuno ha pensato a rimuoverli. Le foglie sui pavimenti non sono state spazzate via. E, cosa ancora più importante, non arriva nessuno per accompagnarmi e istruirmi sul da farsi.

Piena di curiosità, gironzolo silenziosamente e spingo le porte in legno marrone scuro per aprirle. Uno scricchiolio rompe il silenzio, al di là delle porte c’è un ambiente cupo in cui non arriva neanche la luce del sole.

“Chi sei tu?”, qualcuno mi tocca la spalla. Ansimo e faccio un balzo in avanti, finché non mi volto lentamente con il battito accelerato e trovo un’altra serva a guardarmi.

“La nuova serva”, rispondo, quasi bisbigliando. I suoi occhi si allargano, la sorpresa è evidente dalla sua espressione. Non so dire se è euforica o scioccata. Forse entrambe le cose.

“Oh cielo!”, mi dà una mano ad alzarmi, tirandomi forte le mani per abbracciarmi. Salta di gioia e ride come una bambina anche se sembra essere poco più piccola di me, forse di due o tre anni. La sua acconciatura è disordinata e per un po’ si scusa per avermi toccato. La aiuto a sistemarsi e noto che per tutto il tempo ha tenuto stretto in mano uno straccio.

“Allora, qual è il tuo nome?”, sorride mentre prende entrambe le mani tra le sue. Trasmette felicità, così tanta che si gonfiano delle lacrime tra le sue ciglia.

“Sono… Jade”.

“Sono Cherry, o mio Dio! Che bello che tu sia stata assegnata qui!”

“Cos’è tutta questa baldoria, Cherry?” Dal buio proviene una voce profonda e rauca. Cherry ansima e si tira su, per poi riabbassare immediatamente il corpo in un inchino.

“Saluti, Principe della Corona”. Cherry tiene il capo abbassato ed io la imito immediatamente con un movimento affrettato.

“Sa-saluti, Principe della Corona”. Sento il suo sguardo su di me, uno sguardo curioso e ignorante.

“Chi è lei?”, chiede il Principe con il corpo chinato verso Cherry. Vorrei alzare gli occhi ma le regole del Palazzo proibiscono alle serve di guardare negli occhi i loro padroni durante l’inchino. È considerata un’insolenza.

“Una nuova serva”, risponde Cherry, breve e semplice, dritta al punto. Teniamo ancora il corpo inchinato, spaventate di muoverci anche solo di un centimetro. Cominciano a farmi male le ginocchia, non sono molto abituata a questa posizione.

“Una nuova serva?” ridacchia, il tono è quello della burla. “Cosa pensa di fare quella sgualdrina? Mandarne via dodici e restituirne solo una? Piuttosto preferirei non ricevere nessuna serva”. Ride con una risata piena di amarezza e sprezzo. Mi fa venire molte domande ma non devo immischiarmi nella vita della famiglia imperiale. Tutto quello che devo fare è soltanto servirla al meglio, sperare nelle ricompense e lasciare questo posto immediatamente, una volta per tutte.

“Qual è il tuo nome?”, adesso parla con me.

“Il nome della vostra umile serva è Jade”. Si avvicina, rimanendo proprio di fronte a me. Ridacchia di nuovo.

“Devi essere quella con la prestazione peggiore allora”, continua, prima di dirigersi verso la stanza poco illuminata. Questa frase fa sorgere migliaia di domande che mi offuscano la mente. Alla porta, si ferma e si gira.

“Ah, dimenticavo. Potete alzarvi”, dice bruscamente. Poi esce dalla porta ed io e Cherry ci tiriamo su, finalmente. Mi strofino le ginocchia mentre Cherry sorride. La guardo, sorpresa che non stia neanche vacillando un po’ vista la posizione che aveva tenuto per tutto quel tempo.

“Piano piano ti abituerai”. Annuisco unendo le mani e aspettando istruzioni. Ovviamente non so cosa fare né da dove cominciare.

“Abbiamo un sacco di cose da fare, preparati”. Cherry aumenta il passo verso la porta, facendomi segno di seguirla. Adesso non so proprio cosa fare nell’ala del Principe della Corona, dove siamo solo due a servire questo Principe a prima vista arrogante e a dover pulire e occuparci delle faccende dell’enorme Palazzo.

 

L’amore a Palazzo © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

  

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