Hide & Seek
Capitolo 9 – La strana creatura

 

Ci sono vari tipi di punizioni che un genitore può dare a un figlio.

A volte ti mandano nella tua stanza, altre volte ti prendono a schiaffi, altre ancora ti costringono a restare a casa. Potrebbero assegnarti nuove faccende o sequestrarti il telefono. Sono sicura abbiate capito dove voglio arrivare.

La mia punizione per essere tornata a casa intorno alle 10 di sera fu gironzolare per il giardino, per allontanare le marmotte o qualsiasi altra cosa che si nascondesse nel buio.

“Se ti piace restare fuori fino a tardi, allora è il compito perfetto per te, cara”, aveva detto il signor Harmon una volta tornata a casa.

Ero contenta che fosse estate.

Mentre gironzolavo per il giardino e il bagliore della luna piena illuminava il terreno intorno a me, cominciai a pensare a quanto mi ero divertita con Violet quel giorno. Eravamo immediatamente andate d’accordo, avevamo parlato per ore di giochi e film horror e ci eravamo persino scambiate consigli sul nascondino. Le chiesi di giocare, ma rispose di no. Purtroppo non le piaceva giocare con il buio.

“Non oggi, torna domani mattina”, mi aveva detto.

Non vedevo l’ora che fosse domani, ma adesso dovevo pensare a perlustrare il giardino in cerca di marmotte. Il signor Harmon aveva detto chiaramente che se si fosse rotto qualcosa o fosse scomparso, avrei innaffiato il giardino per ben tre settimane. Come se volessi prendere il posto della signora Harmon! C’erano centinaia di fiori e piante e non avevo mai capito come riuscisse a innaffiarle tutte in un giorno. Voleva dire stare troppo tempo chinata.

Non so per quanto tempo dovetti perlustrare il giardino, ma era passata un’ora ed ero già abbastanza stanca. Mentre mi incamminavo verso la magione, sentii qualcosa che si spaccava. Mi spaventai a morte. Mi guardai intorno, felice di non vedere nessuno. Il cuore mi batteva all’impazzata e quel forte colpo fu tutto quello che udii.

Guardai nella direzione del rumore ed ecco, si trattava di un vaso che era caduto.

“Accidenti”, frignai, sarei rimasta ad annaffiare piante per settimane.

Mi incamminai verso il vaso, sperando che si potesse riparare facilmente, ma appena arrivai, scoprii che si era frantumato in grossi pezzi di coccio. Fissai l’enorme ammasso di terra con i fiori arancioni ammosciati. Lo so che sembra stupido, ma era come se i fiori si stessero stranamente prendendo gioco di me.

Mi guardai intorno per cercare di identificare il responsabile. Non avevo visto nessuna marmotta. Non c’erano mai stati dei buchi, credetemi, me ne sarei accorta. Cominciai a pensare che non ci fosse nessuna marmotta intorno e che il signor Harfbarf mi avesse mandato qui senza alcun motivo. Ridacchiai un po’ tra me e me. Harfbarf.

Mentre guardavo la terra sotto il fiore, proprio in quel momento la vidi. La vedevo davvero?

“Non è niente”, mi dissi, “sono io che immagino le cose”.

Non sto immaginando. Raggelai, incapace di respirare. Il polso mi accelerò, il mio cuore batteva così forte che faceva davvero male. Le marmotte non erano le vere responsabili e di sicuro io non ero da sola. Quando guardai più da vicino, riconobbi l’impronta fresca di una mano sul cumulo di terra.

Provai a trovare una spiegazione logica per quell’impronta, quell’enorme impronta di mano sulla terra.

Improvvisamente, sentii un crepitio. Il suono si faceva sempre più vicino. Il mio sguardo restava incollato al terreno, per paura di cosa o chi avrei potuto vedere nel buio.

Quando sei da solo ed è notte fonda, i rumori sembrano più spaventosi del solito. Li senti, il petto si irrigidisce e ti accorgi persino del tuo respiro; c’è di nuovo silenzio, ma tu stai sempre all’erta e le tue orecchie sono dritte, poi lo senti di nuovo, stavolta più vicino. Vorresti correre, ma la mente ti dice, solo un’occhiatina, vediamo che cos’è.

Invece di correre dentro, alzai lentamente la testa.

Non avrei dovuto, avrei dovuto solo correre.

Proprio di fronte a me, in bella vista, c’erano due lunghe gambe. Mi aspettavo, beh, uno stomaco, delle braccia, una faccia. Un essere umano. Quello che stavo fissando andava al di là di ogni logica e comprensione.

L’aria nei miei polmoni era finita. Davanti a me c’erano due gambe, normali, eppure si trattava di una creatura sconosciuta all’uomo che stava in piedi e guardava me. O almeno pensavo che mi stesse guardando. Non… aveva occhi. Il suo addome era completamente piegato a destra, si storceva e gironzolava. La testa di questa creatura aveva lunghi capelli bianchi, una pelle marrone ruvida e disfatta e un viso deformato. Una luce proveniva dal suo collo. La testa le pendeva bassa come se fosse rotta, sembrava quasi toccare il terreno. Volete sapere di più? Aveva solo una mano.

Iniziò a lamentarsi. Mentre si muoveva, sentivo il suo corpo scricchiolare e le ossa decomporsi. I capelli si muovevano davanti al viso, perciò non avevo idea di dove stesse guardando. Cosa c’è di più spaventoso che trovarsi fuori di notte con una creatura senza occhi che probabilmente ti sta fissando?

“È divertente quasi come guardarti dormire”, disse.

Sembrava la voce di una donna, ma era più sinistra. Sentii più voci mentre parlava.

Le mie gambe erano simili a dei noodles ma tentai comunque la fuga. Mentre correvo, il suo corpo zoppo e sbilenco mi inseguiva, gridandomi parole piene di odio. Stava per raggiungermi con la sua unica mano. Le parole che diceva erano in una lingua che quasi sicuramente non era inglese, una lingua che non riuscivo a decifrare. Mentre urlava, una forte luce si irradiava dalla sua bocca.

Ero così vicina alla porta della magione. Così vicina. Ma inciampai in qualcosa, o qualcuno, dovrei dire. Quando alzai lo sguardo, vidi il signor Harmon in piedi su di me.

Aveva un enorme sorriso stampato in viso.

 

Hide & Seek © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

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