C’erano voluti quindici minuti a piedi per arrivare alla vecchia casa abbandonata. Una volta lì, la esaminai: era una vecchia casa di colore grigio, la maggior parte dell’intonaco era venuto via, lasciando visibili i mattoni. Alcune finestre erano crepate mentre altre erano completamente rotte. Per quanto vecchia e logora, sembrava ancora viva. Con un po’ di sforzo, chiunque avrebbe potuto vivere qui. Non stava cadendo a pezzi, aveva solo bisogno di cure.

“Trovato!”

Il cuore mi balzò in gola quando sentii qualcuno gridare all’interno della casa. Poi ci fu una risata, mentre qualcuno gridava di nuovo: “Trovato!”

Non riuscivo a crederci. Lì dentro c’erano delle persone che giocavano a nascondino! Almeno è questo che immaginavo facessero. Mi scappò un sorriso. Continuai a sentirle giocare, rimasi per più di dieci minuti solo ad ascoltare.

Proprio in quel momento, apparvero davanti a me una ragazza e due ragazzi divertiti, che si fermarono appena mi videro. Un piccoletto ricoperto di sporco rientrò di corsa nella casa.

“Violet! C’è qualcuno qui”, urlò.

Mentre il resto di loro sembrava più giovane, un’altra ragazza della mia età venne fuori. Sembrava avesse visto un fantasma. La salutai con la mano. “Va tutto bene, sono un tipo a posto. Sono venuta solo a curiosare perché ero annoiata”.

“Come ti chiami?”, mi chiese tale Violet. Il suo volto era molto pallido e non aveva alcuna espressione. I capelli castano chiaro le arrivavano alle spalle.

“Emily!”, risposi, mentre continuavo a esaminarla. Indossava un maglione e un pantalone da tuta che mi suonavano strani visto il caldo dell’estate.

“Unisciti a noi”, disse Violet sorridendo.

Gli altri ragazzi risero e mi diedero il benvenuto mentre salivo le scale traballanti. Cominciarono a presentarsi e, mentre continuavo a guardarla, un ragazzo balzò proprio di fronte a me, finendo per ostacolarmi la vista.

Mi porse la mano. “Sono Tate, ho dieci anni. Tu quanti anni hai?”, mi domandò.

“Ciao, Tate, ho quattordici anni”, risposi, stringendogli la mano.

L’altra ragazza si avvicinò a me, era super-vivace: “Ehi! Sono Caroline e c’ho undici anni!”, esclamò con una voce che assomigliava a quella di Jessie, la cowgirl di Toy Story 2. “E questo qua è mio fratello, Jasper”. Afferrò il ragazzo, che sembrava davvero timido.

Jasper teneva le mani nelle tasche e i capelli coprivano i suoi occhi dalla piena luce. Non disse nulla e Caroline lo colpì alla spalla. “È solo un poco timido ma è il ragazzo più fico che hai mai incontrato”.

“Quanti anni ha?”, le chiesi.

A sorpresa, rispose proprio lui: “Sedici”. Ero scioccata perché ero quasi trenta centimetri più alta di lui.

“Di dove è lei, signorina?”, Caroline domandò a voce alta.

Indicai la magione. “Laggiù”, risposi. “La casa degli Harmon”.

Tutti i sorrisi sparirono, Jasper e Violet si scambiarono uno sguardo. “Dovrei…”, Jasper fu bloccato dalla sorella.

“Wow, quella fantastica vecchia casa”, disse Caroline mentre giungeva le mani e chiudeva gli occhi. “Darei una mucca intera per vivere in un posto come quello!”

“Non è poi questo granché”, assicurai.

“Sembra un posto molto isolato. Vivi in una grande casa in mezzo al nulla”, disse Violet. Come se niente fosse, adesso mi sorrideva di nuovo.

Ricambiai il sorriso. Finalmente qualcuno che capiva: “Esattamente”, risposi.

Jasper si avvicinò a Violet. “Dobbiamo andare adesso”. Poi si rivolse a me: “È stato bello conoscerti, Emily”, mi disse. Tate e Caroline seguirono Jasper mentre mi salutavano con la mano. Ricambiai.

Molto presto, eravamo rimaste solo io e Violet che guardavamo gli altri andare via. Mi voltai verso di lei, sorrideva imbarazzata mentre mi fissava.

“Perciò… non hai detto quanti anni hai”, dissi.

Violet ridacchiò: “Anch’io ho quattordici anni”, rispose.

Ci fu qualche secondo di silenzio tra di noi prima che mi facesse un’altra domanda. “Non sapevo che gli Harmon avessero un’altra figlia”, affermò.

“Ci hanno adottati. Mio fratello Caleb ed io viviamo con loro ormai da un mese e mezzo”, risposi, girandomi per guardarla. “Conosci la figlia?”

Scosse la testa, si spostò verso una sedia rotta che non avevo notato e si sedette. Io presi posto sul calcestruzzo, sperando che rimanesse ancora stabile sotto il mio peso.

“L’ho vista qui in giro in passato”, rispose.

“Cosa pensi che le sia successo?”, domandai.

Violet sospirò: “Forse è scappata via, forse non era felice”. Prima che potessi dire qualcosa, ricominciò a parlare. “Immagino si soffra molto la solitudine lì. Dovresti unirti a noi, resta pure finché vuoi, abbiamo cibo, bevande, letti”, mi invitò sorridente.

Poi ci arrivai. Lei viveva qui. “Tu vivi qui?”, chiesi.

Annuì piena di orgoglio. “Sì”, ne sembrava felice, “è perfetto per i giochi come nascondino”, disse Violet, guardando lontano da me. “È il mio gioco preferito”.

Il mio viso si illuminò di gioia. “È anche il mio gioco preferito!”, esclamai. Lei mi guardò prima di distendere la testa sulla sedia e fissare il sole che stava lentamente tramontando.

“Mi fa piacere”, disse sorridendo.

 

Hide & Seek © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

  

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