Hide & Seek
Capitolo 2 – Gli Harmon

 

Era circa l’una del mattino quando mi svegliai, allarmata da un rumore proveniente dal corridoio. La TV non era più accesa, pensai l’avessero spenta i miei genitori dopo che mi ero addormentata. Mi sorprese che non mi avessero sgridato per non aver controllato Caleb.

Stavo per alzarmi ma delle luci all’esterno richiamarono la mia attenzione. Fasci di luce rossa e blu lampeggiavano a intermittenza e avvolgevano ogni cosa sulla loro scia. Andai a guardare dalla finestra e vidi due volanti della polizia ferme davanti a casa mia.

“VENITE FUORI!”, gridava un uomo. “Siete circondati!”

In effetti, altre due volanti arrivarono dalla strada.

 
Due voci sconosciute nel corridoio mi fecero battere forte il cuore. Si avvicinavano sempre di più alla mia stanza, perciò feci quello che mi veniva meglio: nascondermi.

Può sembrarvi ingiusto pensare a salvare me stessa, ma se vi foste trovati nella mia stessa situazione, anche voi vi sareste nascosti. Non ero pronta per morire. Il suono forte e crepitante di alcuni spari proprio fuori dalla mia porta mi fecero sussultare. Sentii un poliziotto gridare: “Bambini, nascondetevi!” Ci furono altri due spari poi… il silenzio.

***

Caleb ed io salimmo sul retro di una volante. Il sole non era ancora sorto. Vidi dei poliziotti portare due persone fuori dalla casa. I due corpi erano allacciati su due carrelli diversi ed erano avvolti in dei sacchi di plastica bianchi.

Uscirono altri poliziotti, seguiti da due uomini ammanettati. Li guardai bene: erano entrambi ricoperti di schizzi di sangue rosso vivo. Sperai di vedere uscire i miei genitori, ma vidi solo due sconosciuti.

I miei genitori, invece, non uscirono mai da quella casa.

Non me ne resi subito conto, ma stavo piangendo. Mi prese tutto in una volta. Cominciai a battere violentemente contro il finestrino, facendo svegliare Caleb dallo spavento. La mia bocca lanciava inutili urla per i miei genitori, sapevo che ormai erano morti. Caleb era confuso e preoccupato. Continuava a stringermi il braccio, chiamando il mio nome e implorandomi di smettere di gridare.

Ma non lo feci.

Uno dei poliziotti salì in macchina. Con un tono di voce severo e impassibile mi disse che dovevo smetterla di urlare e che sarebbe andato tutto “bene”. Mi calmai solo per lui, che mise in moto l’auto e ci portò via da casa nostra. Caleb era sempre più impaziente e continuava a chiedermi insistentemente cosa stava succedendo. Però non gli risposi. Non avevo una risposta abbastanza bella per lui. L’unica cosa che potevo fare era asciugarmi il viso ricoperto di lacrime e aspettare di arrivare alla nostra destinazione sconosciuta.

***

Ero stanca, infreddolita, spaventata. Rimasi seduta in una stanza con una donna e un poliziotto che mi fecero milioni di domande. Prima mi comunicarono che la notte scorsa erano entrate delle persone a casa nostra. Il poliziotto mi disse che avevo dormito per tutto il tempo. Due uomini erano entrati per derubarci, mio padre si era svegliato pensando che probabilmente fossimo io o Caleb e i ladri gli avevano sparato. Mia madre aveva chiamato la polizia ma l’avevano colpita mentre telefonava. Caleb non aveva sentito nulla finché non erano arrivati i poliziotti, proprio come me. Come diavolo abbiamo fatto a non svegliarci mentre succedeva tutto questo?

Poi mi dissero che i ladri non intendevano sparare, ma, una volta che era successo, avevano dovuto farlo anche con mia madre.

Dopo avermi informato su tutto e aver pianto per altri venti minuti, parlammo dei parenti che erano ancora in vita. I poliziotti dovettero fare un mucchio di telefonate perché, indovinate un po’, non c’era nessun parente con cui potevamo vivere. Mia nonna e mia madre si odiavano, quindi non avevamo mai avuto contatti con lei. In più viveva in Alaska, quindi non era una vera opzione al momento. I miei zii non erano abbastanza stabili per farci restare con loro.

 
Mi addormentai sulla scrivania. Mi svegliarono due poliziotti dicendomi che mi avrebbero portato in una nuova casa. Una nuova casa con nuovi genitori adottivi. A quanto pare nelle ore in cui avevo dormito, la polizia aveva trovato qualcuno con cui potevamo restare. Questo qualcuno era nel testamento dei miei genitori. Beh, il loro primo testamento. La polizia disse che l’avevano trovato in una vecchia valigia. Quello nuovo non era mai stato completato perciò avevano seguito il primo. Caleb ed io saremmo rimasti con gli Harmon: gli amici di vecchia data di mio padre e mia madre.

Li avevo già sentiti nominare. Erano andati a scuola con i miei genitori. Conoscevo anche la figlia. Ho dimenticato il suo nome ma mi ricordo che avevamo la stessa età. Venivano spesso a casa nostra quando avevo sei anni, prima ancora che Caleb nascesse. Da allora non sono più venuti. Mi chiedo come mai…

Adesso saremmo andati a vivere con loro, con gli Harmon: la nostra nuova famiglia.

 

Hide & Seek © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

 

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