Guardai la sedia più da vicino. Dopo tutte le cose raccapriccianti che mi erano capitate, non potevo far altro che credere nel soprannaturale, qualcosa in cui non avevo mai creduto prima. Che fosse stato un fantasma a sedersi lì?

Cominciai a tremare, scossi la testa al solo pensiero. Forse l’aveva sistemata Violet in quel modo per farlo sembrare così. Sì, vada per questa versione.

Non appena decisi di ricominciare a cercare Violet, vidi un uomo in piedi contro il muro a circa due metri da me.

Sgranai gli occhi: era un anziano con la barba e i capelli canuti. I suoi vestiti erano tutti rattoppati, le unghie erano staccate e adesso sanguinavano. Il viso era rivolto verso il pavimento e gli colava del sangue da un punto che non riuscivo a vedere.

“Trovata!”, gridò Violet, afferrandomi da dietro. “Non potevi essere più veloce?”

Spinsi Violet, pensando che fosse qualcosa o qualcun altro. La guardai velocemente e poi mi voltai verso l’uomo. Era sparito. Mi girai verso Violet, che adesso era per terra e mi fissava con uno sguardo torvo.

“Io… pensavo che fossi tu sotto il lenzuolo”, balbettai.

Lei mi guardò piena d’ira.

“Ho visto un uomo! Sanguinava!”, dissi più forte, sperando che lei mi parlasse e non si arrabbiasse.

Si alzò e mi guardò mentre si strofinava i pantaloni.

Ricambiai lo sguardo per un tempo lunghissimo. “Pensi che esistano davvero? I fantasmi, intendo”.

“Certo”, rispose.

Non pensavo che mi avrebbe assecondata, mi aspettavo che dicesse qualcosa come “Certo che NO!”, ma non era andata così.

“Non ci credi, Emily?”, chiese Violet, mentre mi veniva incontro.

Stavo quasi per inciampare all’indietro. “Non lo so, ho visto troppe cose strane ultimamente”.

Mi fissò, la sua bocca si apriva e si chiudeva come se volesse dirmi qualcosa.

“Violet?”, la chiamai.

Prima che potesse rispondere, bussarono alla porta.

“Viiiiioleeet! Sono iooooo. Apri ‘sta porta!”, gridò Caroline.

Violet andò ad aprire la porta e ovviamente Caroline e Jasper erano lì, senza Tate.

“Emily! Ehi!”, mi salutò Caroline, correndo verso di me. “C’hai una faccia pallida che pari un morto. Ti senti bene?”

La guardai e sorrisi.

Violet si mise davanti a me. “Ha visto un fantasma”.

“Oh”, disse Caroline, come se niente fosse. Annuì e guardò Jasper. Era strano: una ragazza della sua età dovrebbe dare di matto o essere molto spaventata, ma lei non lo era per niente.

“Beh, che sfortuna!”, esclamò Caroline, facendo spallucce. “Possiamo giocare a nascondino? Per poco non ci beccavano a rub…”

Jasper mise la mano sulla bocca di Caroline. “Sta’ zitta”, disse Jasper, guardando Violet. “ Ci siamo davvero annoiati”.

Violet annuì. “Certo. Continuiamo il nostro gioco?”

“E che facciamo col fantasma?”, domandai, incerta di voler giocare ancora in quella casa. Sapevo cosa avevo visto oggi, così come sapevo cosa avevo visto nel giardino. Le cose non si stavano solo accumulando.

“Emily”, rispose Violet venendomi incontro. “Dicono che i fantasmi non ti fanno del male se non sei una minaccia per loro. Dovresti, beh, ignorarli. Se davvero sono reali”.

“Sì, certo, sembra facile”, dissi sarcastica. “Non capisci, da quando sono venuta qui ho visto delle cose. Cose strane, fuori da ogni logica”.

Jasper mi fissava, rigido, così come Caroline.

“Ti sei fatta male?”, domandò Violet.

“No”, ammisi.

Sorrise. “Allora giochiamo. Conta Jasper. Solo il primo piano, finché non troviamo Emily”.

Per qualche ragione, l’ultima frase mi fece venire i brividi alla schiena, ma mi passò presto. Jasper iniziò a contare, nel frattempo, io corsi di nuovo verso la stanza dove era apparso il fantasma, e sapete cosa feci? Riposi il lenzuolo sulla sedia e lo sistemai in modo da farlo sembrare una persona, poi mi nascosi proprio dietro la porta d’ingresso.

“19, 20”.

Jasper aveva finito di contare e adesso cercava gli altri. Nessuno si era nascosto nella stanza dov’ero io, il che mi faceva davvero comodo. Sentii dei passi venire nella mia direzione. Scivolai indietro contro il muro, sperando che non mi vedesse. Speravo che sarebbe andato oltre, verso la coperta, così mentre era di spalle, io sarei corsa in soggiorno, a nascondermi lì, visto che probabilmente l’aveva già controllato, per poi ritornare di corsa nella stanza del lenzuolo. Era perfetto.

Probabilmente avrebbe detto, “Pensavo di aver già guardato qui dentro. Wow, sei un genio”. Desideravo un suo complimento. Non che mi piacesse, ma lui era davvero carino.

I passi si avvicinavano e lo vidi. Jasper entrò nella stanza RIVOLTO verso di me. Proprio così. Entrò all’indietro nella stanza con un enorme sorriso stampato in faccia. Ero sul punto di urlare, Jasper invece rideva.

“Trovata!”, disse guardandomi, poi si girò verso il lenzuolo. Schioccò le dita e il lenzuolo cadde disteso sulla sedia. “Non essere così banale”, aggiunse, poi andò a cercare gli altri.

Lo guardai mentre li cercava. Li trovò in meno di tre minuti. Allora ci riunimmo in soggiorno, ridevano tutti tranne me.

“Tirati su, Emily, migliorerai”, disse Violet, dandomi un colpetto leggero sulla spalla.

Le risposi con un finto sorriso. “Come ci riuscite, ragazzi? A nascondervi così bene? Pensavo di essere brava a nascondino…”, guardai il pavimento, “a quanto pare mi sbagliavo”.

Caroline mi posò la mano sulla spalla. “Su dai, non essere così triste”.

“Sì”, si unì Jasper. “Diventerai più brava in men che non si dica, te lo prometto”.

“Okay Emily, conti tu”, disse Violet.

Non ero dell’umore per giocare, ma lo feci comunque. Mi voltai verso la porta di casa e contai. Appena arrivai a quattro, tutti i passi si fermarono. Come ci riuscivano?

***

Li cercavo ormai da quasi dieci minuti. Avevo guardato dappertutto: dentro gli armadietti, nelle pattumiere, sotto i divani e nelle fenditure dei muri, persino fuori e sotto il portico.

Rientrai in soggiorno, misi le mani intorno alla bocca e urlai: “Mi arrendo!”.

La risata dietro di me mi spaventò a morte. I miei occhi si sgranarono, mentre loro tre, Caroline, Violet e Jasper, stavano lì a ridere.

“Ma com’è possibile?”, domandai.

Continuavano a ridere.

“È roba per professionisti”, sghignazzò Violet.

“Ehi, lei non è male”, disse Jasper facendomi l’occhiolino.

Andai su tutte le furie. Bastò quel commento, “roba per professionisti” a farmi uscire dalla porta.

Violet mi chiamò, ma la ignorai. Continuai a camminare, diretta verso la casa degli Harmon.

 

Hide & Seek © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

  

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