Solving My Murder – Cercando il mio assassino
Capitolo 5 – Testo a fronte

CHAPTER 5

I sat on the same bench in the park from the night of Em’s party, the atmosphere was more tense this time. At first I was eager to discover my killer, of course I was determined to get my closure and leave the in-between, but the thought of finding out my killer, the person that took my life. Their name, what they looked like; all aspects that gave me anxiety. Whoever this person is, they’re still real, I could have passed them in the street before or they could’ve walked past my house and I was oblivious. The reality of how small this world is highlights how vulnerable we all are, in any point of our lives none of us are truly, completely safe- and that thought saddens me.

 
 
Hollie’s heels echoed in the distance, 9:30? Pretty short date, I expected to be waiting another hour. She was walking rather quickly. “How did it go?” I shouted.

“Well,” she began as she seated herself next to me. “I got to my fifth question about you and the boy became a psychopath!” I beckoned her to continue. “I mentioned that I moved into your old house, and asked him how you died, how long you were both best friends, questions like that and he lost his temper.”

“What did he say to you?” Lewis usually had manners with the ladies- telling them what they wanted to hear. Maybe Hollie was exaggerating, she seemed to be a sensitive girl.

“He made such a scene slamming his fist onto the table raising his voice at me. “Why is it even when he’s dead he’s still the name flying off everyone’s tongue,” he was saying such awful things, I was close to leaving there and then.” Lewis might have been struggling to cope with my death, Hollie has already made her judgement of him and doesn’t like him so, she mustn’t understand him like I do.

“Well, people cope in different ways Hollie, maybe it’s that-“

“No, I swear he was genuinely uncomfortable with me mentioning you, and then something else happened…” She shuffled in her seat with an uneasy facial expression. “We were walking back and there’s a shortcut down an alley that I suggested and he blatantly refused, his face became so cold like he was disgusted with the idea. I asked why and… that alley, it’s where you died, Jack.” There are worse ways to go I guess: burning to death, drowning. But I was always careful, intuitive with my journeys. I must’ve left alone after the party; I never do that? Lewis wouldn’t have let me, or Em, especially after drinking. Why did I leave alone?

 
“Jack, there was something else he said that was pretty weird.”

“Go on.”

“I asked if anyone saw and he said no, just that. Then, I pointed to the CCTV camera and asked why the police didn’t use the footage to see who did it, and he told me that they stopped working ages ago.” What was she getting at? I didn’t understand.
 

“So?”

“So! How did he know the cameras stopped working?”

“Does it matter?”

“If he knew that the cameras weren’t working, that no one would find out, then maybe-”

“Don’t tell me you’re suggesting… my best friend?” She was getting carried away with this Sherlock Holmes masquerade surely, I knew it wasn’t him, I just knew it.

“Jack we can’t rule anyone out!”

“Yes we can. Lewis Fisher- ruled out!” I was aware I was raising my voice at her, I could see her face grow timid.

“You didn’t see the way he acted before he was so weir-”

“I don’t want to hear it!” I genuinely didn’t. Suddenly her presence became claustrophobic, I had to leave so I took off in a sprint out of the park gates. I ran and ran for what felt like eternity. Until I ended up across the street from him, his house was right there and the light from his bedroom was staring at me, I felt a familiarity. It couldn’t have been you Lewis, could it?

 

Solving My Murder © Copyright Kelsey Cromwell.

 

CAPITOLO 5

Ero seduto al parco sulla stessa panchina della sera della festa, ma stavolta l’aria era più tesa. Prima desideravo scoprire chi fosse il mio assassino, ovviamente ero determinato a chiudere con questa situazione e a lasciare lo stadio intermedio, ma il solo pensiero di trovare chi mi aveva ucciso, la persona che mi aveva tolto la vita, di sapere il suo nome e il suo aspetto, adesso mi metteva ansia. Chiunque fosse, questa persona era ancora reale, probabilmente io gli ero passato accanto per strada o lui aveva camminato vicino a casa mia e io non lo sapevo. Il mondo è piccolo e questo sottolinea quanto siamo vulnerabili. Non siamo mai davvero e completamente al sicuro, in nessun momento della vita, e quel pensiero mi rattristò.

Si sentivano i tacchi di Hollie in lontananza. 9.30? Breve come appuntamento, prevedevo di aspettare ancora un’altra ora. Camminava parecchio veloce. “Com’è andata?”, gridai.

“Beh”, cominciò, dopo essersi seduta accanto a me. “Sono arrivata alla quinta domanda su di te e quel ragazzo è diventato uno psicopatico!” Le feci cenno di continuare. “Gli ho spiegato che mi sono trasferita nella tua vecchia casa e gli ho chiesto come sei morto, da quanto eravate migliori amici, domande del genere, e lui ha perso le staffe”.

“Cosa ti ha detto?” Lewis di solito era gentile con le ragazze, gli diceva quello che volevano sentirsi dire. Forse Hollie stava esagerando, sembrava una ragazza permalosa.

“Ha fatto una scenata: ha sbattuto il pugno sul tavolo e ha cominciato ad alzare la voce con me. Diceva cose terribili, ‘Perché persino da morto il suo nome è sempre sulla bocca di tutti?’, stavo per andarmene seduta stante”. Probabilmente Lewis aveva faticato per superare la mia morte, Hollie si era già fatta un’idea su di lui e non le piaceva molto, non poteva capirlo come me.

“Beh, la gente affronta le cose in maniera diversa Hollie, forse è quello…”

“No, ti giuro che era davvero a disagio quando facevo il tuo nome, poi è successa un’altra cosa…” Si lasciò lentamente scivolare sul posto, aveva un’espressione agitata. “Siamo tornati indietro a piedi, io ho proposto una scorciatoia in fondo a un vicolo e lui ha esplicitamente rifiutato ed è impallidito come se fosse disgustato dall’idea. Gli ho chiesto il perché e… quel vicolo, Jack, è lì che sei morto”. Immagino ci siano modi peggiori per andarsene: bruciare vivi, annegare, ma io ero sempre molto attento e intuitivo nei miei spostamenti. Dovevo aver lasciato da solo la festa, io non lo facevo mai. Lewis non me l’avrebbe permesso, neanche Emma, specialmente dopo aver bevuto. Perché me ne ero andato da solo?

“Jack, ha detto un’altra cosa che è molto strana”.
 

“Continua”.

“Gli ho chiesto se qualcuno avesse visto niente e lui ha detto di no, solo quello. Allora ho indicato le telecamere di sorveglianza e gli ho chiesto perché la polizia non avesse preso il video per vedere chi era stato e lui mi ha risposto che non funzionano da anni”. Dove voleva arrivare? Non riuscivo a capire.

“E quindi?”

“Quindi come faceva a sapere che le telecamere non funzionavano?”

“Ha importanza?”

“Se sapeva che le telecamere non funzionavano, che nessuno l’avrebbe scoperto, forse…”

“Stai forse insinuando… il mio migliore amico?” Di certo si stava facendo trasportare da questa sceneggiata alla Sherlock Holmes. Sapevo che non era stato lui, lo sapevo e basta.

“Jack, non possiamo escludere nessuno!”

“Sì che possiamo. Lewis Fisher, esluso!”, sapevo che stavo alzando la voce con lei, vedevo il suo viso sempre più intimidito.

“Tu non hai visto come si è comportato prima, era così stran…”

“Non voglio ascoltare”, non volevo davvero. Improvvisamente la sua presenza divenne claustrofobica, dovevo andarmene, così scappai via di scatto fuori dai cancelli del parco. Continuai a correre per quella che mi sembrò un’eternità, finché non arrivai. Dall’altra parte della strada c’era lui. La sua casa era proprio lì e le luci della sua stanza mi stavano fissando. Provai un senso di familiarità. Non poteva essere stato Lewis, non è vero?
 

Cercando il mio assassino © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

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