Cercando il mio assassino
Capitolo 3

 

Hollie era molto agitata per la festa, più del dovuto. “Come riuscirò ad avere delle risposte e a fare una buona impressione senza sembrare una ficcanaso?” Dimenticava che dopo un’ora la maggior parte sarebbe stata ubriaca in ogni caso, pensai. “E come potrò trovarti?”

“Ci penserò io a farmi trovare, non preoccuparti”.

“E se ti vedessero?”

“Non correrò rischi, se mi vedessero resterei per sempre imprigionato in questo stadio intermedio”. L’ansia continuava a impadronirsi del suo volto, ma io avevo la soluzione perfetta. Sperai che fosse ancora lì, doveva esserci per forza. Allungai il braccio sotto al letto ed ecco la scatola di scarpe, esattamente come l’avevo lasciata.

“Che stai facendo?”, domandò. Aprii la scatola e a fissarmi c’era lui, il mio Jack Daniels.

“Bevine un po’, ti calmerà”. Lei accettò e dopo averne preso un sorso dalla bottiglia, fece una smorfia per il bruciore.

“Tu non bevi?”

“No, sarebbe solo uno spreco di whiskey”. Si sentiva un po’ in colpa, così, prima di riposare la scatola, le diedi una pacca sulla spalla per rassicurarla. Stava per arrivare il suo taxi, perciò uscii dalla finestra e andai da Em.

La casa era sempre la stessa, ovviamente non era stata poi condizionata dalla mia morte come mi aspettavo. L’aria di festa era ancora viva, tutti socializzavano, bevevano, si divertivano. Se avessi potuto sentire qualcosa, mi avrebbe distrutto l’idea di essere soltanto uno spettatore alla finestra. Eccola lì che gironzolava, Em, finalmente l’avevo trovata… attaccata a una bottiglia di vodka. Wow. Le mancavo così tanto da bere, o beveva così tanto che le mancavo? Il suo incontro ravvicinato con la lingua di Michael Phillipson mi disse che non era nessuna delle due cose. Diceva sempre che il suo monociglio le dava i brividi, com’erano cambiate le cose. Non riuscivo più a guardare, così mi arrampicai sull’albero del cortile sul retro per vedere cosa succedeva al piano di sopra. Hollie era da sola nella stanza di Em, il suo sguardo sembrava concentrato. Uscì da quello stato di trance solo quando entrai di furia dalla finestra. “Potevi anche avvisarmi della tua compagnia!” Le risposi con una risata mentre chiudevo a chiave la porta.

“Perché la chiudi?”

“Beh, l’ultima cosa che vogliamo è che qualcuno veda un fantasma. Cosa stavi guardando?”

“Questa foto di te ed Emma, quella nella cornice a cuore. Indossavi un giubbotto di jeans e una maglietta bianca, le stesse cose che porti adesso”.

“E quindi?”

“Quindi sei esattamente uguale, è stata scattata il giorno in cui sei morto!”

“O mio Dio, devi far salire Emma quassù e scoprire dov’eravamo. Non riesco a riconoscere bene il posto dallo sfondo”.

Aspettai nel parco lungo la strada della festa, era troppo strano trovarmi lì come uno spirito e non come Jack Harper. Sarei dovuto essere ancora lì, anche il giorno dopo per parlarne con tutti, per ridere sulle condizioni in cui versavano e prendere in giro Lewis per aver pianto mentre mi diceva che ero il migliore amico che aveva mai avuto. Quelli sì che erano bei tempi.

“Jack! Sono io!” Sui suoi tacchi, Hollie correva per il vialetto meglio che poteva e aveva il respiro affannoso quando si mise a sedere sulla panchina accanto a me. “Tu, quella notte, non da solo, tu, tu eri…”

“Piano Hollie! Prendi un attimo fiato!” Iniziò a calmarsi e c’era un sorriso sul suo volto, immaginai che avevamo scoperto qualcosa.

“Eri a una festa a casa di Emma”.

“Cosa? Quindi mi hanno ucciso lì?” Pensa un po’, essere uccisi mentre la festa continua.

“No, ti hanno ucciso quando sei andato via”.

“Quindi è successo qualcosa alla festa. Devi parlare con Lewis, scavare più a fondo”.

“Beh, mi ha chiesto un appuntamento quindi ne avrò l’occasione”.

“Ottim…”

“Ma non ne ho voglia, Jack”, mi confessò. Ero stupito, una ragazza che non voleva uscire con Lewis. Le chiesi perché. “È troppo pieno di sé, devo faticare per dire la mia. Tutto riguarda sempre lui, è un tipo con cui non resterei da sola per più di mezz’ora”. La mia unica reazione fu mettermi a ridere, trovavo divertente e insolito che qualcuno, soprattutto una ragazza, pensasse questo di lui. Lei rise insieme a me e andò avanti così per qualche minuto. In quei momenti sentii scorrere del calore vero dentro queste ossa ghiacciate.

“Vieni con me, c’è un posto che voglio farti vedere”.

 

Cercando il mio assassino © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

 

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