Cercando il mio assassino
Capitolo 1

 

La sensazione che fosse un giorno normale si rivelò presto sbagliata quando vidi una nuova famiglia portare degli scatoloni in quella che una volta era stata casa mia. La ragazza, che sembrava avere più o meno la mia età, era abbastanza magra e aveva dei lunghi capelli biondi. Dovevo arrivare a una conclusione, dovevo sapere chi mi aveva fatto questo e capii che era il momento di agire.

Aspettai qualche giorno per farla traslocare e sistemare, poi mi arrampicai su per il canale di scarico del cortile sul retro e cominciai a sbirciare. Era nella mia stanza, la mia vecchia stanza. La guardai mentre disponeva i libri sulla mensola, sicuramente teneva la stanza più pulita di quanto facessi io. Mi abbassai quando la vidi tornare verso il letto. Guardava con la fronte corrugata qualcosa che aveva trovato nel cassetto. Ah, era una foto di quando andavo a scuola, forse l’aveva lasciata lì mia madre. Immaginai che fosse il momento giusto per presentarmi, così dimenticai ogni prudenza e aprii la finestra per entrare. Lei, però, scambiò la mia intrusione per una rapina. I suoi occhi sembravano sul punto di esplodere e siccome avevo previsto che avrebbe gridato e non potevo rischiare che altra gente mi vedesse, allungai la mano sulla sua bocca, paradossalmente rendendo tutto ancora più simile a una rapina. “Shhh, stai calma, non sono un ladro, lascia che ti spieghi”, la rassicurai. Il suo respiro rallentò e gli occhi si rimpicciolirono. “Vivevo qui, sono il ragazzo della foto”. Lanciò uno sguardo alla foto, poi al mio viso. Ovviamente adesso ero molto più pallido.

“Sei così freddo, perché sei così freddo?” Tra tutte le domande che potevo aspettarmi dalla sua mente curiosa, questa non l’avevo prevista. Ad ogni modo, pensai fosse meglio risponderle in maniera sincera per andare subito al sodo.

“Sono morto”.

“Se hai intenzione di farmi uno scherzo, puoi anche andartene”. Avanzò verso la finestra e l’aprì, facendomi segno di uscire.

“Sono serio, prendi il computer e digita ‘omicidio di Jack Harper’”. Per fortuna mi diede un’opportunità e andò a cercare. Venne fuori un articolo del Daily Scoop che lesse almeno cinque volte.

“Io… io non capisco. Come puoi essere qui? Devi per forza essere ancora vivo”.

“È una specie di arma a doppio taglio: sembro vivo, posso camminare, parlare… ma non riesco a sentire nulla, non ho bisogno di dormire, mangiare o pisciare. Se tu mi toccassi, non lo sentirei. Eppure allo stesso tempo, non sono davvero vivo, quindi dov’è il senso di tutto questo?”

“Allora, cosa sei?”

“Un fantasma, intrappolato in uno stadio intermedio, devo trovare il mio assassino per poter essere completamente in pace dall’altra parte e tu devi aiutarmi. Ma ci penseremo domani, hai già tanto da assimilare per oggi. Tornerò domani”. Lei rimase in silenzio per qualche secondo, poi quando stavo per uscire bisbigliò, “Okay, Jack Harper”. Mi girai e le sorrisi.

“Buonanotte, Hollie Chapmen”.

“Come fai a saperlo?” Prima ancora di poter rispondere, scappai dalla finestra. Pensai che sarebbe stato più misterioso farle pensare di essere un fantasma onnipotente che sapeva il suo nome anziché dirle che l’avevo letto quando aveva effettuato l’accesso al PC.

 

Cercando il mio assassino © Copyright traduzione Michela D’Amico.

 

 

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